Mentre io mi avventuro in nuove sfide lavorative, portando avanti nuovi progetti con nuovi clienti, mia figlia comincia a scoprire attivamente non solo il mondo, ma anche se stessa.
Fino a qualche giorno fa le sue mani erano solo delle cose che ogni tanto le passavano davanti fugacemente entrando nel suo campo visivo, ma che notava appena. Ora, dopo aver passato la fase della sola esplorazione tramite il gusto, nella quale tentava d’infilarsi i pugnetti in bocca o si succhiava le dita durante il sonno, ha cominciato a capire che quelle cose rosa, paffutelle e con delle strane appendici lunghe (cinque per parte) che ogni tanto le passano davanti agli occhi sono le stesse che assapora avidamente.

Diario di una mamma in proprioDa circa due giorni, a tre mesi di vita, le sue mani sono diventate di estremo interesse per lei: le solleva ad altezza occhi e comincia a moverle o rigirarle corrugando la fronte come se stesse pensando “ma queste da dove spuntano? Sono mie?”. Oggi, mentre si rimirava le sue manine, le ho fatto vedere che le ho anche io, imitando i suoi gesti e parlandole; le spiegavo che le mie mani sono solo più grandi, ma uguali alle sue e che con esse può fare tante cose, come afferare gli oggetti, salutare e molto altro. Alla fine, con suo grande divertimento, mi sono ritrovata a ballare davanti a lei il Gioca jouer!
Ovviamente lei non ha compreso tutto quanto le ho detto, ma mi guardava interessata ed un po’ dubbiosa. Sono arrivata alla conclusione che i nostri figli siano decisamente più intelligenti di quanto non crediamo ed continuerò a parlare con la mia bambina il più possibile e con un vocabolario vario, al fine di aiutarla nel suo processo di apprendimento. Se oggi non capisce non è detto che non capirà neanche domani…

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    By: Mirna Pacchetti

    Sono Mirna, una donna dalla doppia vita: di giorno sono consulente di marketing strategico per le start up e il rilancio delle aziende in difficoltà, ma la sera mi trasformo nella mamma di due piccole principesse. I due lavori più belli del mondo!
    In questi anni di “mammitudine” ho imparato a destraggiarmi tra pannolini e call di lavoro, ma soprattutto ho imparato a sopravvivere alle oppressioni di un sistema che penalizza le donne, soprattutto se sono mamme senza un contratto a tempo indeterminato.
    Burocrazia, INPS, Agenzie delle Entrate, IVA e le loro amiche tasse tentano da 6 anni di mettermi i bastoni tra le ruote e farmi desistere dal riuscire nei miei due intenti: essere la miglior mamma possibile e avere un lavoro che mi gratifichi anche dal punto di vista economico.
    Io e Mamma single siamo quelle che non hanno avuto la maternità, non hanno permessi retribuiti e non hanno orari oltre i quali far cadere la penna e tornare dalla propria famiglia. Essere mamma in queste condizioni è un vero salto ad ostacoli, ma sto imparando a saltare bene ed ho indossato le giuste scarpe… questa sfida la vinco io!
    Magari facendo cambiare qualche legge e facendone promulgare qualche altra! 😉

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