Abbiamo partecipato al Festival della Crescita e siamo rimaste piacevolmente colpite dall’intervento da Alessandro Rosina, Docente di Demografia e Statistica sociale presso l’Università Cattolica di Milano e autore di L’Italia che non cresce. Gli alibi di un paese immobile.

Durante il Festival della Crescita, abbiamo apprezzato la visione che hai su quali saranno le leve che garantiranno una crescita felice: donne, giovani, anziani. Il tuo pensiero è l’esatto opposto di ciò che è stato fatto in Italia negli ultimi decenni e concordiamo con te che questa è una delle principali ragioni della decrescita del Bel Paese. Ci spieghi perché queste tre “leve” ci garantiranno una crescita felice?

Dobbiamo prima di tutto intenderci sul concetto di crescita che vogliamo adottare. Io penso che dobbiamo passare dall’idea di crescita come aumento di produzione e consumo ad una impostazione più generale che metta al centro le persone e il loro benessere più ampio. La principale ricchezza di un paese sono i cittadini, allo stesso tempo produttori e destinatari di benessere. Per crescere è necessario quindi mettere le persone al centro e consentire ad esse di essere messe nelle condizioni di poter stare e fare meglio domani rispetto ad oggi.

Se questo è vero, il motivo per cui non cresciamo è soprattutto perché stiamo sottoutilizzando alcune componenti cruciali, che nei paesi più avanzati fanno la differenza nel produrre sviluppo economico e sociale. Si tratta delle donne e dei giovani, che in Italia presentano tassi di occupazione e opportunità di valorizzazione del capitale umano sensibilmente inferiori rispetto al resto del modo sviluppato. Noi inoltre siamo uno dei paesi con invecchiamento più accentuato. La sostenibilità sociale futura dipende quindi anche dalla capacità di rendere attive e appaganti tutte le fasi della vita. La longevità sta aprendo inedite opportunità, in particolare, tra i 60 e i 75 anni (si vedano a questo proposito dati e commenti su www.osservatoriosenior.it).

Dici che la ripresa, oltre ad essere economica, deve anche essere sociale, puoi spiegarci cosa intendi?

La ricchezza materiale prodotta non può essere l’unico parametro di riferimento. Nel secolo scorso abbiamo confuso il “molto-avere” con il “ben-essere”. Il prodotto interno lordo è stato considerato la pressoché unica stella polare da seguire per i governi del mondo. Andava bene tutto ciò che aumentava tale indicatore, con il rischio di trascurare questioni cruciali per il vero benessere, come i diritti, l’equità sociale, ma anche la qualità dell’ambiente e le ricadute per le generazioni future delle scelte fatte oggi.

Per cambiare approccio è necessario ripensare anche il sistema di welfare che non può essere solo assistenzialista, deve diventare investimento sociale. Questo significa fornire strumenti alle persone per migliorarsi e fare scelte virtuose per il proprio futuro: l’autonomia dei giovani, la conciliazione tra lavoro e famiglia, l’invecchiamento attivo, sono tutte sfide importanti per una crescita felice.

Che cos’è l’effetto cicatrice? Come uscirne?

Più si rimane in una condizione di svantaggio, più diventa difficile uscirne. Per ridurre maggiori costi sociali futuri è necessario quindi intervenire prima possibile nel ridurre le condizioni negative del presente.

Se non si interviene per tempo si genera uno “svantaggio corrosivo” che va ad intaccare profondamente la capacità di reagire e risollevarsi. Serve, quindi, un sistema di welfare che metta al centro la persona, non prendendosi in carico passivamente dei bisogni ma supportando sviluppo umano e inclusione sociale.

A tuo avviso quanto impiegherà l’Italia a tornare a crescere? Onestamente…

Per crescere non basta aspettare che la recessione finisca. Prima della crisi eravamo comunque un paese con bassa crescita, bassa mobilità sociale e ampie disuguaglianze. Abbiamo quindi bisogno di trovare un nuovo modello di sviluppo che consenta ad individui e aziende di fare oggi scelte di impegno positivo verso il futuro. Dobbiamo dotarci di strumenti che ci incoraggino ad uscire dall’atteggiamento difensivo rispetto ai grandi cambiamenti in corso per andare all’attacco e cogliere le opportunità che le nuove sfide pongono. Giovani e donne devono essere la risorsa in più da mettere in campo per la produzione di nuovo benessere.

Se all’uscita dalla crisi imbocchiamo questa strada, i segnali di crescita vera non tarderanno a farsi sentire, altrimenti ci aspetta un irreversibile declino.

La buona notizia è che il buon futuro, verso cui porta la buona crescita, dipende soprattutto da noi.

 

Grazie Alessandro, è bello sapere che giovani, donne e anziani sono la chiave per la crescita del nostro paese.
Complimenti per il tuo lavoro e per i messaggi sociali che porti avanti. Crediamo che le tue parole siano profondamente vere, non solo perché siamo donne e da tempo proclamiamo la conciliazione famiglia/lavoro come una delle chiavi di volta per la ripresa del nostro paese, ma soprattutto perché ciò che dici ha evidenze lampanti in altri stati, dove queste politiche vengono applicate e nei quali la crisi è stata molto meno distruttiva.

Complimenti per il tuo lavoro!

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    By: Mirna Pacchetti

    Sono Mirna, una donna dalla doppia vita: di giorno sono consulente di marketing strategico per le start up e il rilancio delle aziende in difficoltà, ma la sera mi trasformo nella mamma di due piccole principesse. I due lavori più belli del mondo!
    In questi anni di “mammitudine” ho imparato a destraggiarmi tra pannolini e call di lavoro, ma soprattutto ho imparato a sopravvivere alle oppressioni di un sistema che penalizza le donne, soprattutto se sono mamme senza un contratto a tempo indeterminato.
    Burocrazia, INPS, Agenzie delle Entrate, IVA e le loro amiche tasse tentano da 6 anni di mettermi i bastoni tra le ruote e farmi desistere dal riuscire nei miei due intenti: essere la miglior mamma possibile e avere un lavoro che mi gratifichi anche dal punto di vista economico.
    Io e Mamma single siamo quelle che non hanno avuto la maternità, non hanno permessi retribuiti e non hanno orari oltre i quali far cadere la penna e tornare dalla propria famiglia. Essere mamma in queste condizioni è un vero salto ad ostacoli, ma sto imparando a saltare bene ed ho indossato le giuste scarpe… questa sfida la vinco io!
    Magari facendo cambiare qualche legge e facendone promulgare qualche altra! 😉

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