C’insegnano a vivere, a crescere e diventare delle persone delle quali andare fieri. Sono le maestre. A loro è affidata parte dell’educazione dei nostri figli e sono delle figure fondamentali della loro vita.

Tra riforme, welfare e tetti in Eternit si parla molto spesso della scuola, raramente si parla degli insegnanti, se non quando succedono fatti gravi che (è giusto ricordarlo) sono devianze e pure eccezioni alla regola.

Ora che le lezioni sono finite ed iniziano i campus estivi (o le vacanze con i nonni) i bimbi si trovano a salutare le maestre, senza rendersi conto fino in fondo che molto probabilmente non vedranno più alcune di loro. Con questo post voglio ufficialmente ringraziare tutte le maestre che si sono prese cura delle mie figlie a partire dai sei mesi di vita: siete state in gamba, competenti, amorevoli e avete insegnato molto alle mie figlie.

Leggo spesso di mamme che lasciano il lavoro perché non vogliono portare i figli al nido o alla materna e che poi faticano a trovare una nuova occupazione. Le motivazioni sono le più disparate: non c’è fiducia in persone che non conosciamo, non sappiamo cosa succede quando i nostri figli sono all’asilo senza noi, oppure semplicemente non ce la facciamo a staccarci da loro.

Fermo restando che ognuna di noi deve scegliere ciò che la fa stare meglio, perché solo così sarà serena e trasmetterà questa serenità a suo figlio, da mamma bis posso affermare che l’asilo fa bene ai nostri figli, per diversi motivi: chi lavora in un nido o in una scuola dell’infanzia ha una laurea in pedagogia o un’istruzione che vada in questa direzione, fa costantemente corsi di aggiornamento (obbligatori per legge) e sa quali attività stimolano la corretta psicomotricità del bambino.

Le educatrici sono in grado di proporre ai bimbi esercizi, giochi e attività fisiche che non servono solo ad intrattenerli, ma anche ad insegnare loro a parlare, a sviluppare capacità quali scrivere e colorare e anche a riconoscere oggetti, animali e colori. Quelli che sembrano semplici giochi, sono in realtà esercizi pedagogici che riducono i rischi di dislessia e discalculia, oltre ad affinare i movimenti che vengono svolti con il corpo e con le mani.

All’asilo i bambini imparano inoltre a interagire con i propri pari, perché sono in un contesto nel quale ognuno ha gli stessi diritti, perchè… bambino!
Grazie a questo “contesto sociale” i nostri figli escono dal nido ovattato nel quale mamma, papà, zii e nonni li coccolano e li viziano, per trovarsi ad interagire con mini-persone come loro. Imparano quindi a giocare in gruppo, a condividere e (perché no?) a far valere i loro diritti senza litigare e rispettando le esigenze degli altri.

Imparano che “insieme è meglio e più divertente”!

Consentitemi quindi l’utilizzo personale di un blog aperto al pubblico: grazie a Francesca, Gloria, Gloria (non è un errore di battitura!), Melissa, Samantha, Federica, Milly, Cristina, Irene e Maria Antonietta. Avrete un posto speciale nei nostri ricordi!

Mamme di tutta Italia, unitevi a noi e ringraziate le maestre che hanno aiutato i vostri figli a crescere!

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    By: Mirna Pacchetti

    Sono Mirna, una donna dalla doppia vita: di giorno sono consulente di marketing strategico per le start up e il rilancio delle aziende in difficoltà, ma la sera mi trasformo nella mamma di due piccole principesse. I due lavori più belli del mondo!
    In questi anni di “mammitudine” ho imparato a destraggiarmi tra pannolini e call di lavoro, ma soprattutto ho imparato a sopravvivere alle oppressioni di un sistema che penalizza le donne, soprattutto se sono mamme senza un contratto a tempo indeterminato.
    Burocrazia, INPS, Agenzie delle Entrate, IVA e le loro amiche tasse tentano da 6 anni di mettermi i bastoni tra le ruote e farmi desistere dal riuscire nei miei due intenti: essere la miglior mamma possibile e avere un lavoro che mi gratifichi anche dal punto di vista economico.
    Io e Mamma single siamo quelle che non hanno avuto la maternità, non hanno permessi retribuiti e non hanno orari oltre i quali far cadere la penna e tornare dalla propria famiglia. Essere mamma in queste condizioni è un vero salto ad ostacoli, ma sto imparando a saltare bene ed ho indossato le giuste scarpe… questa sfida la vinco io!
    Magari facendo cambiare qualche legge e facendone promulgare qualche altra! 😉

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