La nostra società sta cambiando, stiamo finalmente cominciando a capire il valore insito nella diversità, sotto ogni forma. È quindi ora di andare oltre stereotipi vecchi di oltre 50 anni e di accogliere il cambiamento come un’opportunità.

Qualche giorno fa ho partecipato a Leaders for Change, il primo meeting internazionale dei manager LGBT, che si è svolto a Palazzo Marino a Milano. È stato uno degli eventi più interessanti ai quali ho partecipato nell’ultimo periodo: ricco di spunti e di visioni sul futuro, ma soprattutto molto concreto.
A questo evento ho conosciuto due papà, non i mariti di due donne, ma una coppia di genitori gay con figli. Parlando con loro, che sono sposati e con tre bambini (sono americani ovviamente, in Italia questa cosa non è consentita) ho cominciato a riflettere su come il concetto tipicamente italiano di “famiglia tradizionale” sia obsoleto. Mi hanno raccontato di avere una casa in Umbria e, dopo anni che ci andavano, hanno scoperto che il piccolo paesino dove passano le vacanze li ha accolti così bene perché sono assieme da anni ed hanno una famiglia felice.
A quel punto mi sono domandata: ma noi italiani siamo davvero così legati al concetto di “famiglia tradizionale” come ci vogliono far credere?
Perché i fatti fanno pensare ad altro.

Personalmente credo nella “famiglia dell’amore”, nella quale due persone si vogliono bene e decidono i avere figli, siano essi naturali o adottati. Trovo fantastico ed altruista che due persone si vogliano così bene da volerne donare anche a dei bambini (che oltretutto sono meno ottusi di noi su certe questioni).

Esistono mamme che lo diventano senza neanche volerlo, genitori che maltrattano i figli e i telegiornali sono pieni di donne malmenate o addirittura uccise. Eppure tutto questo avviene “famiglie tradizionali” tanto lodate come culla dell’amore vero e puro.
Mi domando quindi se, invece di avere tanto terrore del “gender” (pare che in questo periodo nelle scuole abbia sostituito l’uomo nero) non sia il caso di avere paura delle persone violente e che non hanno nulla da dare, per poi cominciare a capire che infondo la famiglia è un luogo d’amore, in qualsiasi modo sia formata.

La diversità ci accresce e rende migliori, se fossimo tutti uguali saremmo degli automi lobotomizzati che fanno le stesse cose nello stesso momento. Continuare a vivere a compartimenti stagni non aiuta nessuno.

Negli anni ’60 al nord guardavamo con diffidenza i meridionali, gente strana del sud che pare mangiasse sapone…
Poi negli anni ’80 (decenni dopo stati come Francia, Germania o Inghilterra) guardavamo con diffidenza le persone di colore, gente con la pelle strana che di sicuro ruba…
Oggi mi ritrovo a leggere su Facebook di mamme (che la pensano come me) inorridite dal fatto che il genitore medio italiano sia più preoccupato che “il gender” non sia contagioso, piuttosto che adirarsi perché il sistema scolastico pubblico fa acqua da tutte le parti.

Chissà di cosa avremo paura fra 20 anni. Forse di chi è troppo intelligente, o di chi indossa vestiti blu… Però… a pensarci questo escursus storico mi fa ben sperare: le abbiamo più o meno superate tutte, avremo l’intelligenza di andare oltre anche a questa ennesima paura del cambiamento.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate…

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    By: Mirna Pacchetti

    Sono Mirna, una donna dalla doppia vita: di giorno sono consulente di marketing strategico per le start up e il rilancio delle aziende in difficoltà, ma la sera mi trasformo nella mamma di due piccole principesse. I due lavori più belli del mondo!
    In questi anni di “mammitudine” ho imparato a destraggiarmi tra pannolini e call di lavoro, ma soprattutto ho imparato a sopravvivere alle oppressioni di un sistema che penalizza le donne, soprattutto se sono mamme senza un contratto a tempo indeterminato.
    Burocrazia, INPS, Agenzie delle Entrate, IVA e le loro amiche tasse tentano da 6 anni di mettermi i bastoni tra le ruote e farmi desistere dal riuscire nei miei due intenti: essere la miglior mamma possibile e avere un lavoro che mi gratifichi anche dal punto di vista economico.
    Io e Mamma single siamo quelle che non hanno avuto la maternità, non hanno permessi retribuiti e non hanno orari oltre i quali far cadere la penna e tornare dalla propria famiglia. Essere mamma in queste condizioni è un vero salto ad ostacoli, ma sto imparando a saltare bene ed ho indossato le giuste scarpe… questa sfida la vinco io!
    Magari facendo cambiare qualche legge e facendone promulgare qualche altra! 😉

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