Certi libri (come Mamma Femminile Plurale) ti capitano in mano per caso e li affronti con la consapevolezza di chi fa un lavoro simile a quello svolto dall’autrice nel realizzare il volume che hai in mano. Per questo sei più critica e attenta a quanto viene scritto: non per cercare dei difetti, bensì per valutare e imparare quanto viene riportato.

Qualche tempo fa vi avevamo raccontato dell’indagine di marketing antropologico svolta per BusinessMum, nata con la voglia di sondare il senso di inadeguatezza delle mamme italiane, perché infondo siamo tutto, tranne che lo stereotipo dell’angelo del focolare.
Nel leggere il libro di Letizia Verri ho ritrovato le aspettative e le frustrazioni delle mamme, ma ho scoperto molto di più: su come stiamo cambiando e come influenziamo la società.
Dal libro Mamma femminile plurale emerge che siamo mamme geek, in molti casi tecnologiche, ci destreggiamo nei social e cominciamo ad averne piene le scatole dell’immagine della mamma sempre perfetta felice della sua vita immolata a favore della famiglia, che così poco ci rispecchia.
Per raccontarvi questo libro ho preferito dare voce all’autrice e farvi conoscere i retroscena.

Quando hai iniziato ad interessarti al mondo delle mamme? Cosa ti ha spinto a studiarci?

Diventata mamma nel 2011 ho iniziato, per forza di cose, a rapportarmi quotidianamente ad altre mamme, all’inizio quasi esclusivamente attraverso la rete, poi sempre di più anche live (a quelle del parco, quelle  dei  baby club, fino a quelle dell’asilo, del corso di danza ecc..). In questo mondo mi muovevo sicuramente come mamma, con tutte le esigenze di confronto e di condivisione che una mamma, specie alla prima esperienza,  può avere,  ma non potendo escludere lo spirito di ricercatrice che ormai è parte del mio DNA, le guardavo  con un occhio più orientato alla comprensione profonda dei  bisogni, dei desideri, dei comportamenti e mi rendevo conto di quanto fossero determinate, convinte, ostinate e pronte a farsi sentire ad ogni costo e con ogni mezzo a disposizione.

Le mamme sono fonte inesauribile di idee, di iniziative, capaci, dove possibile, di cambiare le cose e di attivare veri e propri processi di innovazione.

Appassionate e proattive – nonostante la loro vita frenetica, piena di impegni e di cose da fare – non potevano non meritare un’osservazione più attenta, mossa sicuramente dalla mia voglia di comprenderle a fondo ma anche dal tentativo di fare qualcosa che potesse tornare utile a loro (e di conseguenza a me) cercando di farmi portavoce, nel mio piccolo e  attraverso il mio lavoro, di questo universo,  presso tutti quelli (aziende, istituzioni, ma anche persone fisiche) che ogni giorno si rapportano con noi, in modo da offrire la possibilità di una comprensione reale e profonda che possa poi determinare una migliore capacità di venirci incontro e sfruttare le nostre enormi potenzialità.

Com’è essere mamma e, al contempo, studiare ‘le tue simili’?

Studiare le mamme da mamma ha per me una duplice valenza, quella professionale per la  quale mi sembra di avere grosse agevolazioni: essere parte di questo mondo  mi offre sicuramente gli strumenti necessari per comprenderlo meglio, coglierne le sfumature, oltre alla possibilità di accedere quotidianamente alle fonti dirette, cioè le mamme stesse, in uno scambio continuo che permette di intercettarne in tempo reale interessi, paure, germi di nuove tendenze. Ma c’è anche un aspetto personale e intimo, che è più complesso e paradossalmente più difficile perché chiama in causa la mia emotività ponendomi di fronte ad un  inevitabile confronto in cui non posso fare a meno di misurarmi, mettermi in discussione, confrontarmi e non sempre con esito positivo. C’è anche da dire che la condivisione spesso è altamente confortante, ma non preserva da difficili prese di coscienza.

Qual è la cosa che ti ha stupito di più nel fare questa analisi?

Premettendo che l’intera analisi ha rappresentato una continua scoperta, quello che più mi ha stupito è come ci sia ancora un ascolto parziale e spesso superficiale di questo universo, di quanto siano bypassate tutte le connotazioni che determinano l’identità di una mamma: il suo essere donna, lavoratrice, moglie, amica, sorella…
E’ l’aspetto più frustrante, un impoverimento della nostra personalità che non può portare a niente di costruttivo né per il nostro vantaggio né per il vantaggio di chi intende ottenere il nostro consenso. Qualcosa forse sta cambiando ma siamo ancora in alto mare.

E soprattutto il germe del cambiamento si rintraccia spesso nell’operato delle mamme stesse che stanno portando avanti delle vere e proprie rivoluzioni culturali cercando di farsi sentire in tutti i modi possibili.

 

Mamme che imprendono, mamme che si fanno portavoce di altre mamme, mamme che si propongono mediatrici presso  aziende e istituzioni, stanche dell’inerzia generale, hanno realizzato che sono le uniche possibili artefici del proprio destino.

Io ho una convinzione tutta mia: sarò di parte ma il futuro è delle mamme, oltre che dei loro figli. Tu cosa ne pensi?

Il futuro è di chi ha coraggio e le mamme sono prima di tutto coraggiose.
Se consideriamo che il futuro è  di chi sa farsi spazio anche in assenza di facilitazioni e a volte in presenza di veri e propri ostacoli, di chi sa cogliere le opportunità, di chi le opportunità le sa addirittura creare, allora senz’altro il futuro non può che essere delle mamme.


Grazie Letizia, leggere il tuo libro ci ha fatto capire quanto noi mamme siamo forti e a prendere più coscienza delle nostre potenzialità.

Non possiamo che consigliarlo a tutte le nostre lettrici! 🙂

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    By: Mirna Pacchetti

    Sono Mirna, una donna dalla doppia vita: di giorno sono consulente di marketing strategico per le start up e il rilancio delle aziende in difficoltà, ma la sera mi trasformo nella mamma di due piccole principesse. I due lavori più belli del mondo!
    In questi anni di “mammitudine” ho imparato a destraggiarmi tra pannolini e call di lavoro, ma soprattutto ho imparato a sopravvivere alle oppressioni di un sistema che penalizza le donne, soprattutto se sono mamme senza un contratto a tempo indeterminato.
    Burocrazia, INPS, Agenzie delle Entrate, IVA e le loro amiche tasse tentano da 6 anni di mettermi i bastoni tra le ruote e farmi desistere dal riuscire nei miei due intenti: essere la miglior mamma possibile e avere un lavoro che mi gratifichi anche dal punto di vista economico.
    Io e Mamma single siamo quelle che non hanno avuto la maternità, non hanno permessi retribuiti e non hanno orari oltre i quali far cadere la penna e tornare dalla propria famiglia. Essere mamma in queste condizioni è un vero salto ad ostacoli, ma sto imparando a saltare bene ed ho indossato le giuste scarpe… questa sfida la vinco io!
    Magari facendo cambiare qualche legge e facendone promulgare qualche altra! 😉

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