Donne che partono da sole e lasciano a casa i principi, che tirano cazzotti a chi le ha fatte soffrire, che creano palazzi di ghiaccio cristallino sbattendo i piedi. Le eroine moderne della Disney sono molto diverse da quelle dei miei tempi.

In questi giorni sto guardando a ripetizione Frozen. Le mie bambine ne vanno matte, fosse per loro lo vedrebbero due volte al giorno. Alla fine siamo arrivati al compromesso: una volta ogni due giorni.

Guardandolo mi sono resa conto di una cosa: le principesse di oggi sono molto diverse dalle principesse delle favole che guardavamo noi. Loro erano sempre pettinate vestite perfettamente, stavano al loro posto e si addormentavano per cento anni fino a quando il principe azzurro non arrivava a salvarle.
Le eroine di oggi invece sono divertenti, irriverenti, normali (pensate che si svegliano con la bava alla bocca e capelli disordinati!) e si salvano da sole.
Trovo che siano un modello positivo per le nostre figlie, che entrano così nell’ottica di arrangiarsi da sole, credere in se stesse e smetterla di aspettarsi sempre che siano gli altri a risolvere i loro problemi.

Pensate però a come sono cambiati i tempi e a quanto il concetto di donna sia evoluto in 30 anni, tanto da coinvolgere anche i modelli proposti nei cartoni animati. Questo accade in Frozen, ma anche in altri cartoni animati: Elsa e Anna sono donne indipendenti, Sofia la principessa è figlia di una popolana che si sposa con un re che ha altri 2 figli, la protagonista di Ribelle è un’eroina che tiene testa agli uomini e combatte con loro… nulla a che vedere rispetto ai vecchi modelli di donna.

C’è un’altra cosa che ho notato: nei cartoni animati che guardavamo noi le persone erano buone o cattive, nei cartoni animati di oggi si spiega perché a volte le persone sembrano cattive anche quando in realtà non lo sono.
Per questo motivo ho guardato Frozen con le mie figlie per tre volte prima di farglielo vedere da sole. Tutte le volte ho spiegato loro che Elsa, la maggiore, non è cattiva, ma ha dei poteri che non riesce a controllare. Spiegavo loro ogni passaggio che poteva essere frainteso e insegnavo loro come guardare oltre le apparenze.
Ho spiegato alle mie figlie che, esattamente come Elsa e Anna, anche loro sono sorelle e a volte capiterà che una delle due farà rimanere male l’altra, questo non vuol dire che non le vuole bene.

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    By: Mirna Pacchetti

    Sono Mirna, una donna dalla doppia vita: di giorno sono consulente di marketing strategico per le start up e il rilancio delle aziende in difficoltà, ma la sera mi trasformo nella mamma di due piccole principesse. I due lavori più belli del mondo!
    In questi anni di “mammitudine” ho imparato a destraggiarmi tra pannolini e call di lavoro, ma soprattutto ho imparato a sopravvivere alle oppressioni di un sistema che penalizza le donne, soprattutto se sono mamme senza un contratto a tempo indeterminato.
    Burocrazia, INPS, Agenzie delle Entrate, IVA e le loro amiche tasse tentano da 6 anni di mettermi i bastoni tra le ruote e farmi desistere dal riuscire nei miei due intenti: essere la miglior mamma possibile e avere un lavoro che mi gratifichi anche dal punto di vista economico.
    Io e Mamma single siamo quelle che non hanno avuto la maternità, non hanno permessi retribuiti e non hanno orari oltre i quali far cadere la penna e tornare dalla propria famiglia. Essere mamma in queste condizioni è un vero salto ad ostacoli, ma sto imparando a saltare bene ed ho indossato le giuste scarpe… questa sfida la vinco io!
    Magari facendo cambiare qualche legge e facendone promulgare qualche altra! 😉

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